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La
Villa Romana viene anche chiamata la casa di Agrippina, perché qui soggiornò la
madre di Nerone, moglie di Gneo Domizio proprietario dell'isola.
Rientra nella tipologia delle ville imperiali di otium,
del I o II sec. d.C., dove gli aristocratici romani trascorrevano i periodi di riposo lontano da
Roma.
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La
costruzione era di grandi dimensioni e comprendeva perfino un piccolo complesso
termale, di cui restano i cunicoli per la distribuzione dell'acqua calda dal calidarium,
e un spazio per un ninfeo, che riproduceva i freschi rifugi delle mitiche
ninfe. |

Peristilio
della villa romana
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Si
entra attraverso un'ampia scala in marmo che conduce al peristilio con sei
colonne a capitelli che circondano l'impluvium.
Di qui la villa da un
lato degrada verso il mare e dall'altro sale fin sotto Monte
Mario.
La
struttura della villa e le sue dimensioni suggeriscono l'ipotesi di una
suddivisione in zone invernali ed estive, oltre naturalmente all'ala destinata ai
servizi, probabilmente il cosiddetto Conventaccio.
I
pavimenti, in gran parte andati perduti, erano in mosaico decorato con figure di
delfini e miti e marmi multicolori, mentre le pareti erano rivestite in
marmo rosa o decorate con affreschi, anch'essi andati perduti.
Ovunque
lo sguardo spazia verso un grandioso panorama del Giglio, fino a Montecristo e
alla Corsica nei giorni di maggior visibilità.
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